Da dove arriva la carne in Italia?

25 Lug 2022

In seguito alla diffusione del morbo della mucca pazza (encefalopatia bovina spongiforme), nel 2000 fu introdotto nell’Unione Europea l’obbligo di apporre in etichetta il luogo di nascita, allevamento e macellazione di ogni taglio di carne bovina. Tredici anni dopo, nel 2013, obblighi simili furono estesi anche per la carne suina, caprina, ovina e di volatili. Come vedremo in seguito, per ognuna di queste carni le informazioni riportate in etichetta riguardo al Paese di provenienza variano leggermente.

In Italia, la maggior parte della carne bovina, suina, ovina ed equina è di importazione, anche se, come nel caso delle carni Forma, è possibile trovare anche ottima carne locale, di alta qualità.

In generale, come abbiamo visto, la prima fonte di informazione per scoprire da dove arriva la carne in Italia è l’etichetta contenente le informazioni richieste dalla normativa comunitaria. Nel corso dell’articolo ci addentreremo meglio sull’argomento per comprendere meglio quali informazioni è possibile ottenere sulla provenienza delle diverse carni. In seguito, faremo una panoramica sui principali Paesi di importazione di carne in Italia.

Informazioni in etichetta: la normativa europea

Per prima cosa, per sapere da dove arriva la carne in Italia, è importante capire quali sono i criteri di etichettamento per le diverse carni, nel rispetto del Regolamento UE del 2013.

Il Regolamento stabilisce che per le carni bovine, ovine, caprine, suine e di volatili, nell’indicare la provenienza devono essere riportati in etichetta:

  • Il codice della partita, ovvero un codice che identifica le carni commercializzate.
  • Origine: … , indicante il nome del Paese di nascita, allevamento e macellazione dell’animale.
  • Allevato in … , indicante il nome del Paese in cui l’animale di riferimento è stato macellato.
  • Macellato in: … , indicante il nome del Paese in cui la carne è stata macellata.

È interessante però notare come, quando il contenuto di carne scende al di sotto del 99% (ad esempio per via dell’aggiunta di sale), salti l’obbligo di apporre tali informazioni in etichetta. Questo ha portato a numerose indignazioni per mancata trasparenza.

Ma torniamo a noi: riguardo alla seconda dicitura, ovvero quella riferita all’allevamento dell’animale, è bene fare qualche precisazione in più sul criterio con cui viene indicato il Paese in etichetta, in riferimento ai diversi tipi di carne.

Carne caprina e ovina

Sia per la carne caprina che per quella ovina, il Paese indicato dopo la dicitura allevato in: … è quello in cui l’animale è stato allevato per almeno 6 mesi prima dell’abbattimento. È ovvio che, qualora la carne fosse di un animale più piccolo di 6 mesi, il Paese indicato sarà quello in cui l’animale è stato allevato per l’intero corso della sua vita.

L’etichetta della carne suina e del pollame

Quando invece l’etichetta è apposta su un taglio di carne suina, se l’età dell’animale è superiore ai 6 mesi il Paese indicato come luogo di allevamento si riferisce agli ultimi 4 mesi di vita prima dell’abbattimento. Qualora invece l’animale fosse più piccolo di 6 mesi e di un peso equivalente o superiore agli 80 kg, il Paese indicato sarebbe relativo al luogo di allevamento dal momento in cui l’animale ha raggiunto i 30 kg. Infine, se l’animale abbattuto aveva un’età inferiore ai 6 mesi ed un peso inferiore agli 80 kg, allora il Paese indicato farà riferimento all’intero corso dell’allevamento.

Citiamo infine il caso dei volatili, per cui il Paese segnato indica il periodo dell’ultimo mese di allevamento.

Si potrà parlare di carne 100% made in Italy solo quando il Paese di nascita, allevamento e macellazione siano tutti avvenuti in Italia. È il caso, ad esempio, delle nostre carni ovine, bovine e suine a marchio Forma.

Tuttavia, nella maggior parte dei casi gli animali vengono solo allevati e macellati in Italia, sono importati dall’estero durante i loro primi mesi di vita. E questo ci riporta alla nostra domanda di partenza: da dove arriva la carne in Italia?

I principali Paesi di importazione: da dove arriva la carne in Italia

Ad eccezione della produzione di carne di tacchino e di pollo, che nella maggioranza dei casi avviene interamente in Italia,  gran parte degli altri tipi di carne (bovina, ovina, suina ed equina) è di importazione. O, per essere più precisi, nella maggioranza dei casi vengono importanti gli animali nei loro primi mesi di vita (il caso esemplare è quello dei vitalli dal latte), per poi essere allevati e macellati in Italia.

Tuttavia, come abbiamo precedentemente spiegato, basterà leggere l’etichetta del prodotto per essere a conoscenza di tali informazioni. Inoltre, quando sulla carne è riportato il marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta), possiamo essere certi che si tratti di un prodotto interamente italiano (nascita, allevamento e macellazione). Diverso è per i marchi IGP e STG.

Riguardo all’importazione di carne in Italia da altri Paesi, ha recentemente fatto scalpore la notizia che l’Italia sia il primo Paese in Europa per importazione dal Brasile. Al riguardo, nel 2018 i dati Eurostat riportavano una cifra pari a 27.000 tonnellate di carne ogni anno. Il fine, come è chiaro, è strettamente legato al prezzo, in quanto un taglio di carne da importazione avrà un costo decisamente inferiore (e lo stesso si può dire della qualità) rispetto alla carne la cui filiera ha interamente avuto luogo in Italia.

Detto questo, precisiamo che, per quanto possa essere preferibile una scelta di acquisto completamente locale, non vi è niente da temere a livello di sicurezza salutare nell’acquisto di carne di importazione. I veterinari del Servizio Sanitario Nazionale, infatti, operano controlli molto rigorosi negli allevamenti, nei macelli e negli impianti di trasformazione delle carni: la carne consumata in Italia ha alte garanzie a livello di sicurezza.

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