Qual è il consumo medio di carne in Italia?

17 Mar 2022

Nonostante l’aumento delle persone che preferiscono una dieta vegetariana e vegana dicendo addio alle proteine animali, il consumo medio carne Italia sta diminuendo o sta crescendo?

Questa è una domanda che negli anni gli allevatori come noi di Forma Carni continuiamo a porci per migliorare sempre la nostra offerta e capire come poter soddisfare le richieste dei consumatori. Di anno in anno vediamo che le abitudini e i gusti dei clienti cambiano e così anche la quantità di carne che viene acquistata; sicuramente anche le ricerche scientifiche secondo cui i consumi eccessivi di carne rossa siano dannosi per la salute influiscono sulle scelte dei consumatori, che già da qualche tempo preferiscono mangiare meno carne, ma di qualità.

Consumo apparente e reale

Secondo delle stime fatte dalla FAO e dall’Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, il consumo di carne annuo in Italia ammonta a circa 90 kg pro capite; una cifra molto alta che si ottiene sommando la somma di importazione alla produzione di carne nazionale, consistente con il peso della carcassa per le carni, alla quale poi viene sottratta l’esportazione, e infine si divide il risultato ottenuto per il numero degli abitanti di un’intera nazione, in questo caso l’Italia.

In realtà i 90 kg di carne a cui si faceva riferimento poco fa indica una cifra che ben si discosta dai dati effettivi, perché questa che abbiamo appena visto è una formula che può essere utile a indicare il consumo apparente; ciò significa che quando si dice che gli italiani mangiano 90 chili di carne all’anno, si includono anche quelle parti dell’animale che in realtà non vengono mangiate come le ossa, le cartilagini, le interiora e così via.

Grazie a degli studi portati a termine nell’Università di Bologna possono essere fatti dei calcoli più precisi che prendono in considerazione i consumi reali di carne; quindi, quanta carne effettivamente mangiano gli italiani ogni anno? Con il Metodo della Detrazione Preventiva delle Perdite si dimostra che il consumo medio carne in Italia si riduce drasticamente, poiché dal calcolo si escludono le parti non edibili: secondo il consumo apparente un italiano mangia circa 237 g di carne di ogni tipo al giorno, mentre secondo il consumo reale consumerebbe 104 g di carne al giorno, quindi, 38 chili di carne all’anno.

Consumi di carne nel mondo

Dagli anni ‘60 ad oggi il consumo di carne rossa e carni bianche è notevolmente aumentato in gran parte dei paesi del mondo. Questo fatto dipende anche dall’aumento della stabilità economica dei cittadini, poiché prima di allora mangiare carne era un lusso che non tutti potevano permettersi e serviva quindi come affermazione sociale; sempre in quel periodo erano sempre più frequenti i medici ad affermare che mangiare tanta carne facesse bene alla salute.

In pochi decenni in gran parte del mondo il consumo di carne è aumentato di cinque volte e secondo la FAO questa crescita continuerà con ritmi sempre più veloci grazie anche all’espansione degli allevamenti intensivi. I primi paesi al mondo per il consumo di carne sono gli Stati Uniti e l’Australia seguiti poi da Nuova Zelanda e Argentina per un totale di 100 chili di carne pro capite ogni anno.

Con lo sviluppo economico è cresciuto anche il reddito medio in paesi come la Cina e il Brasile; negli anni ‘60 in Cina le persone mangiavano meno di 5 kg di carne all’anno, mentre oggi ne consumano più di 60 e cifre simili si registrano anche in Brasile. Ci sono poi le solite eccezioni: da una parte, in questi paesi ricchi e sviluppati bisogna anche eliminare dal totale della carne consumata quella che in realtà viene sprecata perché scaduta o buttata, dall’altra parte invece ci sono i paesi più poveri come l’Etiopia dove difficilmente una persona riesce a consumare più di 7 kg di carne all’anno. Infine, un caso a sé stante e l’India in cui nonostante negli ultimi anni ci sia stato un forte sviluppo economico, non è stato registrato l’aumento del consumo di carne che rimane uno dei più bassi in tutto il mondo: in genere un indiano mangia circa 4 kg di carne ogni anno.

Quali tipi di carne?

Oltre a cambiare la quantità di carne acquistata, cambiano anche i gusti e le abitudini dei consumatori che spesso sono influenzati dal parere degli esperti, ma anche da allergie e intolleranze sempre più frequenti: in questi anni è stato notato che le persone preferiscono le proteine di origine vegetale rispetto a quelle di origine animale e sempre di più si privilegia carne pollo e in generale le carni bianche rispetto alla carne bovina e la carne suina. Queste preferenze hanno portato alla diminuzione della macellazione di bovini, ovini e vitelli e in generale hanno portato al ridimensionamento di molti allevamenti di animali di grossa taglia.

A cambiare è anche il rapporto che si ha con certi animali, tanto che alcuni vengono addomesticati e per questo motivo è diminuito in maniera sostanziale il consumo di alcuni tipi di carne. A risentirne sono stati molti allevamenti italiani e non solo, dedicati proprio a questi animali: la macellazione di cavalli, agnelli e conigli si è quasi completamente arrestata proprio per l’accrescimento della sensibilità nei loro confronti.

Problemi ambientali

A influenzare i dati sul consumo della carne in Italia e nel mondo sono anche i problemi legati all’inquinamento ambientale, alla salute degli animali stessi e delle persone. Gli allevamenti intensivi sono strettamente legati all’inquinamento ambientale ed è stato verificato che questo tipo di impianti è più inquinante delle automobili; il problema è dovuto alle grandi quantità di flatulenze e liquami che vengono prodotti ogni giorno dagli animali, che se conservati male possono rilasciare nell’aria particelle di ammoniaca.

Un altro problema degli allevamenti intensivi è la grande quantità di acqua che serve per produrre la carne; si stima che nel nostro paese per produrre un solo chilo di carne bovina siano necessari quasi 800 litri di acqua. Inoltre, i liquami spesso non sono smaltiti correttamente e finiscono per inquinare i corsi di acqua danneggiando l’ambiente e intaccando la salute delle persone. Gli allevamenti intensivi rappresentano un problema anche per il suolo: se da una parte gran parte di questi impianti è destinata alla coltivazione di soia e altri cereali per creare mangimi per gli animali, dall’altra queste bestie di grossa taglia a causa del loro peso finiscono per compattare il terreno rendendo difficile l’assorbimento dell’acqua.

Il consumo della carne rossa è diminuita anche a causa degli studi che hanno dimostrato che potrebbe essere cancerogena e che i prodotti trasformati a base di carne rossa come i salumi sono cancerogeni, quindi bisognerebbe limitarne l’assunzione. Per tutti questi motivi le persone puntano sempre di più sulla qualità delle carni sostenibili, piuttosto che sulla quantità per il bene dell’ambiente, della propria salute e degli animali stessi.

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